L’uomo della frizzina

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l’infanzia che m’ha dato

questo caro sgomento mio d’esistere…

(Giovanni Giudici)

La cerimonia familiare della frizzina avveniva due volte l’anno, quando con la sua Bianchina, la busta di cartone con dentro le ciliegie all’inizio dell’estate e il cocomero alla fine, arrivava nella casa al mare zio Bernardo, il fratello del nonno. Indossava sempre un cappello di feltro grigio, nonostante la canicola, la canottiera, il fazzoletto blu al collo e Cronaca Vera sotto il braccio. Non si sapeva che lavoro facesse, dove vivesse, si fermava il tempo di un pranzo e di un caffè e dava ordini a sua nonna. Le diceva, dopo essersi seduto al grande tavolo sistemato sotto la pergola di uva fragola, “portami il vino” e “portami l’acqua che ho con me la bustina della frizzina”. Sua nonna continuava a servire chi voleva lei o a stare seduta e neanche lo guardava. Allora suo nonno si alzava e prendeva il vino o la bottiglia d’acqua mentre zio Bernardo gli urlava dietro “quella col tappo giusto!”. Tutti, a tavola, rimanevano in attesa, mentre tirava fuori dal portafogli la bustina bianca e blu, l’apriva con gesti lenti e calcolati e versava il contenuto nella bottiglia con il tappo ermetico di gomma arancione tenendola per il collo senza disperdere neanche un granello della preziosa polverina. Poi ne versava mezzo bicchiere a tutti, anche a sua nonna che continuava a ignorarlo e che quel giorno a pranzo non beveva. Anche a lei non è che le piacesse tanto. La frizzina, non le piaceva. Aveva un sapore di sale e le pizzicava in gola, ma zio Bernardo le guardava una a una, guardava anche suo fratello che però era sempre il primo a bere tutto il contenuto del suo bicchiere, aspettando che bevessero e aveva uno sguardo severo e lei mandava giù. Anche le altre. Dopo il pranzo lo zio si spostava subito in spiaggia, mentre suo nonno preferiva riposare sotto l’ombra dell’albero in giardino. Zio Bernardo andava in spiaggia da solo, con una piccola sdraio gialla che prendeva dal bagagliaio della Bianchina e quando lei, con suo fratello e qualche cugina più grande, andava in spiaggia nel pomeriggio, dopo le 16, lo trovava sul bagnasciuga, seduto con i piedi a mollo, caviglie e polpacci pieni di crema bianchissima a leggere il giornale. L’anno che erano riusciti ad arrivare al giornale con la donna nuda con le grandi tette in copertina era successo di tutto nella casa al mare. Suo nonno era morto l’inverno precedente, lo zio Bernardo non era venuto neanche al funerale, ma poi in estate era arrivato come sempre, con la sua Bianchina, aveva portato la pizza con la mortadella, niente ciliegie stavolta, aveva guardato sua nonna a lungo, fermo fuori dal cancello, senza parlare e poi quel vecchio con il cappello e il fazzoletto blu era scoppiato a piangere, con le mani sul viso e le spalle che vibravano un poco, davanti a tutti. Sua zia lo aveva invitato a entrare e lui, dopo aver preso dalla macchina la pizza per tutti, si era accomodato come sempre al tavolo del giardino, mentre sua nonna spariva in casa a preparare il caffè, aveva detto. Non era più uscita. Neanche il caffè. Avevano pranzato come sempre, ma senza la nonna a tavola, poi lo zio era sceso in spiaggia con la sua piccola sdraio gialla e dopo un’ora erano andati tutti in spiaggia, anche per curiosità, sapevano che probabilmente sarebbe stata l’ultima volta che lo avrebbero visto, lui, Cronaca Vera, il cocomero, le ciliegie, la sdraio gialla. E la frizzina. Si era alzato e si era allontanato per fare una passeggiata in riva al mare. Avevano aspettato che fosse un puntino in lontananza e curiosi, lei e Stefano, s’erano avvicinati al giornale, Stefano lo aveva preso veloce, prima che un rigurgito di coscienza potesse fermarlo ed erano arrivate anche Valeria e Licia. Avevano aperto il giornale e dentro c’era un altro giornaletto. Avevano visto Biancaneve o almeno così c’era scritto. E i nani. C’erano anche i nani. Avevano subito chiuso e messo giù il giornale come se scottasse. Si erano guardati attorno, sperando che nessuno li avesse visti e si erano buttati in acqua, sotto gli occhi sconcertati della zia. Poi in acqua avevano cominciato a ridere, riemergevano dai tuffi e non riuscivano a guardarsi in faccia senza ridere con suo fratello che cantava Specchio, specchio delle mie brame dimmi un po’ lui a chi vuole più bene non mi dire che è ancora lei! Ma non ne avevano fatto parola con nessuno, non ne avevano più parlato neppure tra di loro, forse se ne vergognavano o forse quell’uomo solo che leggeva fumetti su principesse sconce e che sua nonna non tollerava faceva pena a tutti loro.

(Foto dal film “Domenica d’agosto” di Luciano Emmer)

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10 pensieri su “L’uomo della frizzina

  1. Come è distante l’immaginario erotico di un tempo.
    Il luogo d’elezione delle sconcezze per me da ragazzino, come per molti, era il barbiere. Conoscevo nomi e caratteristiche di tutte le eroine dei fumetti zozzi. E portavo sempre i capelli cortissimi.
    E anche io avevo/ho uno zio dell’acqua gassata. Anche lui un fan della Frizzina. Si imbestialiva quando per qualche motivo non c’era e gli proponevano la concorrente Idrolitina. “Sembra l’acqua del cesso!”, diceva.
    Mi sono affezionato ai tuoi personaggi in bianco e nero.

    • C’era un luogo magico nel giardino dei nonni, un tino enorme dove qualcuno gettava fumetti zozzi. Non so come avessimo fatto a trovarli, non scoprimmo mai di chi erano, durò giusto qualche mese con disperazione mia, di mia sorella e delle mie cugine, ma ricordo sempre con affetto principesse, poliziotte e maschi dotati…

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